Zufoli, corni e flauti

Una volta Eugenio Scalfari, grande giornalista, disse a Italo Calvino, romanziere: “In fondo noi due facciamo lo stesso mestiere”.
L’amico di lunga data rispose pressappoco: “Sì, più o meno; sarebbe come dire che un suonatore di zufolo fa lo stesso mestiere del flautista e del suonatore di corno”.
Scalfari era un giovane giornalista di successo e non aveva ancora incontrato il Papa né posto mano alla stesura di quei volumetti della terza età con pretese filosofiche.
Nell’era del web e dei social network tutti scrivono, ma che scrivono? E, soprattutto, come scrivono? Sono tutti narratori e poeti o almeno giornalisti di provincia?
Chi si interessa all’editoria e alla letteratura finisce presto per imbattersi nelle piattaforme del cosiddetto self publishing come Kdp di Amazon, Ilmiolibro, Youcanprint e nei relativi videotutorial che invitano a scrivere libri e pubblicare, asserendo che per questa via puoi diventare autore di successo.
A questo punto, se sei interessato ai libri, vai ad approfondire e scopri che ci sono libri vuoti, privi cioè di testo, o a basso contenuto, e ti chiedi: “Che cosa hanno del libro questi prodotti di successo su Amazon?” Ebbene, non sono libri; del libro hanno solo la copertina. Spesso si tratta di contenitori di cruciverba e di giochi, o di raccolte di schede da colorare o compilare, o di diari e simili.
Insomma, tutti scrivono, tutti pubblicano, tutti credono di essere “autori”, ma solo perché molti ignorano l’etimologia della parola “autore” e così i suonatori di zufolo si fanno pari ai suonatori di flauto.
E la letteratura che cos’è?
Purtroppo gli studiosi non sono unanimi nel definire l’oggetto della loro scienza. Anzi diremmo che da Aristotele ai giorni nostri si possono incontrare tante definizioni diverse quanti sono gli addetti ai lavori. E ci sono critici che discettano di filologia, critica letteraria e letteratura comparata, i quali, trascurando di fornire una definizione, lasciano credere che letteratura sia tutto ciò che ha a che fare col mettere in linea parole e frasi, che diventano poesia se “si va daccapo ogni tanto”. Se poi si associa a “scrittura” l’aggettivo “estetica” l’ombrello sembra perfetto: sotto, al riparo, puoi trovarci di tutto, dai fumetti allo story telling, alla graphic novel, al pamphlet, ma la parola “estetica” non significa più niente da quando se ne sono impadroniti estetisti, disegnatori di automobili, chirurghi plastici e arredatori.
Oggi, poi, nell’era dei sistemi software sofisticati ma facili da usare, editor, word processor, text formatter, cms, intelligenza artificiale, che ci vuole? pensano gli aspiranti novelli Cervantes, con un poco di fantasia sforniamo l’opera d’arte, tanto in giro non c’è mica molta competenza per discernere tra letteratura, libri di svago e spazzatura.
Insomma, siamo tutti musicisti della Scala, flautisti e suonatori di zufolo.
T. C.

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