C’è una domanda che taluni si pongono, non moltissimi, certo: che cosa è la letteratura?
Prendiamo in considerazione “Don Chisciotte della Mancha” di Cervantes, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Gadda, “La montagna magica” di Mann. Sono tre romanzi, indubbiamente sono letteratura.
Esaminando queste opere, osserviamo che per ognuna c’è un titolo e la narrazione di una storia, per lo più inventata, che occupa un certo spazio in numero di pagine; c’è per ciascuna un autore, con nome e cognome e profilo biografico preciso; c’è una lingua, spagnolo, italiano o tedesco, in cui l’autore ha narrato la storia; c’è un editore che ha trasformato la storia in tante copie.
Si tratta certamente di letteratura, e la prova ci viene data da due fatti: innanzitutto, molti lettori cercano questi libri e il passare del tempo non attenua l’interesse; in secondo luogo, molti critici letterari studiano queste opere, le interpretano, aiutano i lettori comuni nella loro comprensione.
Insomma, parlando di letteratura incontriamo in generale l’opera, una lingua, un autore o autrice, i critici e i lettori; l’editore non è rilevante: il suo ruolo è quello di rendere reperibile l’opera.
Ebbene, nel tempo, esagerando un po’, è stata decretata la morte dell’autore, dei critici, dei lettori, dell’opera stessa, della lingua.
Certo, oggi abbiamo i sistemi informatici esperti e si potrebbe affermare: che bisogno c’è di un Cervantes, un Gadda, un Mann, un Dante? Ci troveremmo di fronte alla morte vera, non solo teorizzata, dell’autore. Ma c’è letteratura e letteratura, c’è romanzo e romanzo. Ci sono opere narrative scritte con astuzia commerciale che servono a dilettare, procurare piacere, far passare il tempo a gente che in genere non ha molto da fare.
Si tratta di letteratura? Vediamo un po’, chi si ricorda di certe opere che Verga ha scritto prima di tornare in Sicilia e mettersi in gioco veramente come uomo e come autore? Eppure erano romanzi che venivano ricercati e apprezzati dai lettori; la critica però ha rilevato nelle opere successive qualcosa in più, qualcosa di originale che mancava a “Eva”, a “Eros”.
Le opere che non presentano tratti di originalità, né sul piano del contenuto né sul piano stilistico e dell’uso della lingua, sono imitazioni, opere di maniera, kitsch, che possono anche piacere al pubblico e alle case editrici, e possono essere sfornate a centinaia anche dai sistemi informatici, ma non lasceranno tracce profonde.
C’è letteratura e letteratura. Se l’opera è incarnata nel tempo e nello spazio, se nasce dall’intelligenza e dalla profondità interiore dell’autore, oltre che dalla sua professionalità, se presenta elementi di originalità nella forma o nel contenuto, allora il lettore farà un’esperienza profonda leggendola.
È vero che ci sono opere che sembrano essere state scritte non per i lettori ma per essere studiate dagli addetti ai lavori, tanta è la loro complessità o la loro incapacità di “catturare” il lettore. In questi casi diremmo che l’autore davvero uccide i potenziali lettori.
Insomma, il mestiere dello scrittore non è facile; l’autore deve almeno sapere che c’è letteratura e letteratura.
T. C.
C’è letteratura e letteratura