Ieri sera ho assistito alla proiezione del film “Pink Floyd at Pompeii – MCMLXXII” e devo dire che è stato un gran bello spettacolo, almeno per me che sono sempre stato un fan di questo leggendario gruppo. Il film, in verità, non è nuovo e la versione proposta attualmente è quella restaurata in 4K e rimixata nel contenuto musicale da un bravissimo artista e ottimo ingegnere del suono: Steven Wilson.
Confesso che la parte video non mi ha entusiasmato molto, ma la parte audio ha lasciato tutti noi profondamente emozionati, soprattutto i tanti “vecchietti” come me che hanno rivissuto gli anni d’oro del Rock (e non solo). A proposito di “vecchietti”, da un veloce colpo d’occhio sui presenti in sala, io e il mio compagno di avventura musicale, mio nipote Pasquale, ci siamo resi conto che gli spettatori under 50 erano soltanto 4 ragazzi seduti davanti a noi e che, ad intuito, ci sono sembrati musicisti, magari membri di un piccolo gruppo tutto loro. La cosa ci ha fatto piacere e ci ha fatto sperare che il rock, quello vero, riprenderà posto nel cuore delle nuove generazioni.
Uno dei brani al cardiopalma presenti nel film e del quale vi propongo uno stralcio, è questo:
Vi propongo, inoltre, un servizio della RAI che presenta, appunto, il film:
Per chi vuole ascoltare la versione intera in studio del brano Echoes, propongo invece il filmato ufficiale:
Lo avevo visto con mio zio, l’ho visto in tv, sul mio pc, sull’I Pad… ma ieri al cinema, grazie anche alla scelta dei posti da parte di zio Nunzio, sembrava di stare fisicamente nell’anfiteatro insieme ai 4 componenti del gruppo. Concordo sul discorso video: parlando non da tecnico, forse era difficile migliorare più di così un film di oltre 50 anni fa. Dal punto di vista sonoro, il suono è stato fantastico: rispetto alle mie precedenti esperienze, ho scoperto tanti particolari che, per forza di cose, mi erano sfuggiti. Ma il massimo è stato dal punto di vista emozionale: sono rimasto incollato alla sedia e non sono riuscito praticamente a dire una parola fino alla fine del film (all’intervallo il cervello ha processato l’emozione). Gli intermezzi: molto belli quelli relativi ai momenti in sala d’incisione per le sessioni del “disco col prisma in copertina”; significativi e indicativi dei caratteri dei 4 Floyd quelli con interviste e momenti vari (Richard Wright: grandissimo, geniale ma schivo, non abbiamo sentito una sua parola. Nick Mason: spiritoso, con humor tipicamente inglese. David Gilmour: ancora un pò “timido” ma con idee chiare. Roger Waters: idee chiarissime, personalità fortissima, a tratti debordante). Sulle canzoni: e che lo dico a fare? L’influenza del genio di Syd Barrett in questi pezzi erano ancora ben presenti.