Zelensky e Trump si confessano

I giornalisti hanno scritto che ai funerali del Papa è stata scattata una foto simbolo, storica, quella di Trump e Zelensky seduti l’uno di fronte all’altro. Noi abbiamo pensato subito che avrebbero scritto pure che è un miracolo di Francesco e “scoppierà” la pace.

Certo, dopo il litigio di un paio di mesi fa davanti alle telecamere alla Casa Bianca, con il padrone di casa che menava fendenti e l’ospite che rispondeva colpo su colpo, la foto di Roma sembra una roba da non credersi.

Ci chiediamo: come si è potuto organizzare un tale incontro con due sedie banali e senza consiglieri, in uno spazio che sembra una grande piazza? Si sono seduti liberamente o altri li hanno costretti? Come mai Trump ha accettato un incontro in campo neutro, praticamente favorevole all’avversario? Zelensky ha voluto marcare punti in casa del Papa, che considerava un nemico? Siamo sicuri che il faccia a faccia ci sia stato davvero? Non è per caso un fotomontaggio o un prodotto di ChatGpt?

Nessuno sa che cosa si siano detti di tanto importante, ma i due in seguito si sono affrettati a fare dichiarazioni. L’americano si augura che Putin non lo stia prendendo per i fondelli e l’ucraino auspica che l’incontro porti frutti e diventi davvero storico. Vista la presenza sul campo di altri personaggi, ci chiediamo: storico, in che senso, per caso in quello di rilanciare la guerra?

Personalmente ho trovato strano che ai funerali solenni del Papa, che non amava Trump e probabilmente neppure Zelensky, a un certo punto spuntasse come un fungo una scena di natura politico-diplomatica ai massimi livelli. Non potevano riunirsi in un ufficio con collaboratori e qualche straccio di carta?

Trump era seduto con le gambe ritirate sotto la sedia, dunque non troppo a suo agio, postura innaturale per un tracotante di quella risma; che cosa è successo? Ora Zelensky ha le carte in mano, mentre al litigio nello Studio ovale le aveva tutte il Tycoon? Chi ha forzato o tirato per la giacchetta Trump? È stato folgorato sulla via di Roma, come si sono chiesti taluni osservatori? Intanto, fanno i conti senza l’oste-Putin, il quale presenta la fattura e dice: “Negoziare senza precondizioni”.

Vista la natura di quel luogo, più che un incontro diplomatico sembrava una scena quaresimale di confessione dei peccati e penitenza, oltre il tempo massimo, giacché ormai una settimana oltre Pasqua; naturalmente non sappiamo chi era il confessore e chi il peccatore.

Dicevamo che si sarebbe cominciato a parlare di miracolo del Papa, e ci siamo. Eppure, quante volte Francesco ha detto, inutilmente: “Negoziare, negoziare, negoziare”; “Pace, pace, pace”? E quante volte gli ucraini hanno tuonato contro il Vaticano?

Speriamo sia la volta buona, perché non se ne può più, ma temiamo che abbiano voluto strumentalizzare i funerali del Pontefice e che la foto, in cui l’uno confessa l’altro, sia solo una trovata pubblicitaria hollywoodiana.

 

One Reply to “Zelensky e Trump si confessano”

  1. Speriamo che questo ulteriore atto di arroganza di chi considera anche il Vaticano casa sua porti almeno alla pace.

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