Ma stiamo scherzando?

Federico Faggin, uno dei geni italiani che hanno fatto carriera all’estero, da alcuni anni va ripetendo che la scienza concepisce gli uomini come macchine e che per questa via ci convinceranno che siamo simili ai computer e ci comporteremo come robot.

L’autore di molte invenzioni che stanno alla base dei calcolatori moderni ha scritto tre libri per spiegare come vanno le cose con gli uomini e spesso conclude i suoi ragionamenti con frasi lapidarie: “Non siamo macchine”; “Le macchine non possono pensare”; “Il computer non fa esperienza, non capisce un tubo”; “Ci vogliono ridurre a macchine”; “È un crimine contro l’umanità”; “Ma stiamo scherzando?” 

Riguardo alla cosiddetta intelligenza artificiale, Faggin sostiene che non è intelligente. Lui la usa per esempio per tradurre documenti dall’italiano all’inglese o viceversa, ma per risparmiare tempo. È utile per lui che conosce perfettamente le due lingue, infatti la macchina gli fornisce una bozza sulla quale deve necessariamente intervenire per correggere fraintendimenti o stravolgimenti del significato. Qualcuno che non conosce le lingue, invece, a ogni pagina rischierebbe la derisione.

Forse la gente comune si stupisce che uno dei padri dei computer sia tiepido sulla tecnologia che promette una rivoluzione; anzi è decisamente critico. Gli intellettuali poi non di rado ascoltano i suoi ragionamenti con una certa sufficienza; sembrano dire: come si permette costui di voler insegnare come è fatto l’uomo a filosofi, teologi, scienziati di tutti i campi? Chi lo autorizza a discettare sulle realtà più complesse e misteriose?

Il fatto è che Faggin è uomo a tutto tondo e sulla base della perfetta conoscenza del funzionamento delle macchine, della propria esperienza umana e degli studi ha capito che la vita sta su un altro piano, e per comprenderne qualcosa bisogna adottare il punto di vista della fisica quantistica, giacché ogni persona è un sistema classico e quantistico allo stesso tempo, dotata di autocoscienza, libero arbitrio, desiderio o volontà di conoscersi. Saremmo, secondo lui, il risultato dell’eccitazione di campi; anzi ognuno starebbe al suo campo quantistico come un’onda sta al mare. Invece gli ingegneri vogliono ridurci esattamente alla stregua delle macchine.

Ehi, ragazzi, vi rendete conto? Stiamo scherzando?

T. C.

 

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